Fazioso, oltraggioso e vergognoso l’articolo Ansa sul leader olandese Geert Wilders

 

BRUXELLES – Questo – dice Armando Manocchia –  è l’articolo integralmente ripreso dall’agenzia ansa del 21 aprile, 19:59. Una agenzia, faziosa, oltraggiosa e vergognosa. Un’agenzia schifosamente comunista che manipola le notizie a fini di propaganda politica. Invierò questo pezzo anche  a quei pezzi di merda dell’Ordine dei Giornalisti, una vera casta di cazzisti che vivono alle nostre spalle scrivendo cazzate, grazie al finanziamento pubblico. Finanziamento  anche questo che deve assolutamente finire. Se hai – come tutti – possibilità di fare impresa, fai il tuo giornale di merda. Se non hai possibilità di fare impresa, vai lavorare. Punto e basta! Ma – continua Manocchia –  non è libertà di stampa permettere a uno sinistronzo di giornalaio, pennivendolo e scribacchino di offendere gratuitamente, ed in più con i soldi nostri, un politico vero, uno con le palle che ha messo in gioco la propria vita a difesa della nostra cutura, della storia e della nostra civiltà.

Questo sotto è l’articolo ingiurioso che ovviamente invierò a Geert Wilders e spero tanto che egli risponda per le rime, anche nelle sedi opportune.

(Abbiamo messo in evidenza l’acrimonia? La rabbia? L’invidia? La bile? Direi piuttosto il vomito del’autore):

Wilders apre crisi governo, no a tagli. Leader xenofobo ritira appoggio a esecutivo, verso elezioni. La crisi economica fa un’altra vittima. Questa volta a cadere sotto i colpi della recessione e dell’austerity e’ stato, salvo colpi di scena nelle prossime ore, il governo olandese di Mark Rutte. Ma la vera causa di quanto successo e’ sempre lui, il leader xenofobo, anti-islam, euroscettico e populista di estrema destra Geert Wilders, ormai da anni protagonista e ago della bilancia della scena politica olandese con il suo Partito della liberta’ (Pvv).

Wilders, all’ultimo momento, ha deciso di ritirare il suo fondamentale appoggio esterno alla coalizione di governo (di minoranza) formata dai liberali del Vvd e dai democristiani del Cda. Pomo della discordia: le misure da adottare per tagliare le spese di 16 miliardi di euro e riportare dall’attuale 4,7% a sotto il 3%, come richiesto dalle regole Ue, il rapporto deficit-Pil entro il 2013.    Eppure l’accordo sembrava ormai raggiunto. Dopo lunghe e complesse trattative cominciate il 5 marzo scorso tra i leader dei tre partiti, come ha detto sabato il premier in una conferenza stampa, il negoziato era ormai alle battute finali. Rutte ha accusato Wilder di mancanza di coraggio politico. ”All’ultimo momento – ha detto – Wilders ha avuto paura delle conseguenze dell’accordo. Ecco perche’ ora siamo a mani vuote. A questo punto – ha aggiunto il premier – e’ evidente che lo scenario piu’ probabile e’ quello delle elezioni anticipate”.

”Prima si andra’ a votare e meglio sara”’, ha replicato il leader populista, famoso anche per i suo capelli ossigenati, negando che l’accordo fosse a portata di mano. E scagliandosi contro l’Unione europea ha detto, riferendosi ai tagli di bilancio in discussione: ”Non lasceremo scorrere il sangue dei nostri pensionati a causa di Bruxelles”. L’Olanda rischia pero’ ora di vedere declassato il suo debito dalle agenzie di rating, che gia’ nei giorni scorsi hanno dato segnali di nervosismo.     Negli ultimi tempi Wilders – diventato noto ai piu’ per il suo film ‘Fitna’, atto di accusa contro il mondo islamico, e per aver paragonato il Corano al Mein Kampf di Hitler – si e’ reso protagonista di altre iniziative che hanno fatto molto discutere e suscitato accese proteste. Prima ha aperto un sito razzista contro gli immigrati provenienti dai Paesi dell’Est europeo. Poi ha chiesto di indire un referendum per l’uscita dall’euro e il ritorno al fiorino. Insediatosi nell’ottobre del 2010 dopo 127 giorni di trattative, il governo Rutte e’ stato formato in seguito alle elezioni anticipate svoltesi nel febbraio dello stesso anno sempre a causa di una crisi di governo: quella volta era toccato all’esecutivo di Jan Peter Balkenende gettare la spugna a causa di contrasti interni alla coalizione sul prolungamento della missione in Afghanistan.

Armando Manocchia

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