Google denuncia: in aumento azioni coercitive di censura online da parte dei governi

18 giu – Oltre mille richieste ufficiali, inoltrate negli ultimi sei mesi da parte di organismi governativi, per rimuovere contenuti pubblicati sul Web ritenuti scomodi.

È l’estrema sintesi del Global Transparency Report, studio che Google rende pubblico ogni semestre nell’ottica di alzare il velo sulle azioni “coercitive” imposte dai singoli Stati per ciò che concerne la pubblicazione di documenti online, a cominciare dai video su YouTube.

A Mountain View parlano di allarmante incidenza delle richieste avanzate dalle autorità per bandire informazioni presenti in Rete (nella lista ci sono naturalmente i link estratti dal motore di ricerca di Google) e fanno sapere di aver evaso più della metà delle richieste pervenute. Al gigante californiano sono stati recapitate complessivamente 461 mozioni (siglate da un giudice) per la rimozione di 6.989 risultati delle ricerche effettuate online e il 68% di queste sono andate a buon fine. Poco meno di 550, invece, le richieste informali, evase per il 46%. Numeri che secondo Google destano preoccupazione anche in considerazione del fatto che nel rapporto in questione non sono considerate le attività di censura da parte di Paesi come la Cina e l’Iran, che al blocco dei contenuti sul Web provvedono in autonomia senza avvisare il motore di ricerca.

Numeri, inoltre, che trovano riscontro con quelli che riguardano le attività di cancellazione di indirizzi Internet riconducibili alla pirateria informatica e alla violazione di copyright (parliamo di qualcosa come 1,2 milioni di link pirata al mese) che la società porta avanti su segnalazione di software vendor (Microsoft è fra le aziende più prolifiche nell’avanzare richieste di rimozione di pagine Web), major del mondo media e altri soggetti detentori di contenuti protetti da proprietà intellettuale.

Da Google sono abbastanza espliciti nel “condannare” l’aumento delle richieste di censura di matrice governativa – si legga in proposito il post di Dorothy Chou sul blog ufficiale della compagnia – parlando apertamente di aberrazione e di azioni provenienti da Paesi occidentali mirate a rimuovere dalla Rete informazioni (postate online dagli utenti tramite i servizi dell’azienda di Mountain View) di natura politica.

Nel report figurano istanze di democrazie «non tipicamente associate con la censura» come Polonia, Spagna (per la cancellazione dai risultati delle ricerche di 270 blog e link ad articoli critici verso figure pubbliche) e Canada, le cui richieste sono state tutte comunque respinte. Alle autorità thailandesi va invece il primato in termini di numero di richieste, ben 149 e a quanto sembra esaudite, riguardanti video di YouTube anti monarchici e quindi in violazione delle leggi locali. Google ha quindi soddisfatto il 42% degli “ordini” emessi per conto del governo degli Stati Uniti, che hanno portato alla rimozione di 187 contenuti, di cui la maggior parte relativi a molestie.

http://www.ilsole24ore.com/art/tecnologie/2012-06-18/google-denuncia-aumento-richieste-115220.shtml?uuid=Abz60JuF

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